lunedì 20 giugno 2011

Il Brasile prima del Brasile

ll 23 aprile del 1500, l'esploratore portoghese Pedro Álvares Cabral sbarca su una spiaggia vicino all'odierna cittadina di Porto Seguro, nell'altrettanto odierno stato di Bahia.
L'incarico di re Manuel I a Cabral era di replicare la rotta di Vasco da Gama - che aveva circumnavigato l'Africa ed era arrivato in India - per rafforzarvi la presenza portoghese e cattolica e stabilire relazioni commerciali permanenti. Parte da Lisbona il 9 marzo 1500 con tredici navi e 1.500 uomini. Nei pressi di Capo Verde una tempesta danneggia una nave e la obbliga a tornare a casa. Per evitare altri guai - mica che mi facciano pagare le navi incidentate... - Cabral cerca di stare lontano dalle correnti africane e prende una rotta molto più a occidente.
Nel punto più stretto dell'Atlantico, la corrente equatoriale spinge naturalmente verso ovest; Cabral sbaglia quindi strada e approda sulle coste poi brasiliane.
La prima cosa che i portoghesi vedono è una montagna; visto che è Pasqua, la chiamano Monte Pascoal; è mercoledì 22 aprile 1500. Il giorno dopo mettono piede su una spiaggia, credono essere un'isola e la chiamano "Ilha da Vera Cruz".

Altri dicono che i portoghesi conoscessero già il Brasile fin dal 1494 (trattato di Tordesillas) e che Cabral vi arrivi di proposito, per motivi suoi. Comunque scambia qualche parola amichevole, un berretto rosso, un cappuccio di lino e un sombrero scuro per una coccarda di piume e una collana di conchiglie bianche con i 18 nativi accorsi sulla spiaggia a osservare gli alieni; pianta una grossa croce e riparte già il 3 maggio 1500.
Il 20 luglio Cabral è ormai tornato sulla retta via (approda in Mozambico) e il 13 settembre sbarca in India, a Calicut; una sua nave mandata in avanscoperta in agosto aveva nel frattempo scovato il Madagascar... ma tutto questo non ci interessa più.

Il Brasile era entrato nella storia zitto zitto, pochi giorni passati in spiaggia da un navigatore forse maldestro. L'unica azione priva di banalità compiuta da Cabral fu raccogliere qualche tronco di pau-brasil (Caesalpinia echinata), da cui il nome del nuovo territorio.
L'anno dopo ci fa un salto il fiorentino Amerigo Vespucci, ma per quasi un secolo il Brasile portoghese è consistito in pochi centri sulla costa: l'immensità della foresta metteva una discreta fifa.
Poi - da parte di popoli che avevano messo in croce il loro stesso dio, come narrano ancora oggi i nativi - iniziarono conquista, violenza, schiavitù, pistole e cannoni, malattie, deforestazione...

Ma chi abitava dunque il Brasile, quello vero?
Tra i nativi di quelle parti e gli europei c'era un abisso di 40.000 anni. Anche loro erano arrivati da un lontano altrove:
- a piedi, attraverso lo stretto di Bering congelato o perché le acque erano più basse (tre migrazioni, la prima nel 9.000 a.C.);
- su semplici ma resistenti zattere, dalla Polinesia o perfino dall'Africa (20.000 a.C. circa);
- con un viaggio dall'Australia all'Antartide (molto più esteso di oggi) e poi di nuovo verso nord;
- e una quarta ipotesi, recente e basata sulla genetica, parla di un apparentamento di alcuni di loro sia con gli aborigeni australiani che - parrebbe incredibile - con gli abitanti delle isole Andamane, nell'oceano Indiano.

All'arrivo dei portoghesi, su ciò che oggi chiamiamo Brasile, erano presenti 2.000 differenti tribù nomadi e seminomadi che vivevano di caccia, pesca e agricoltura (senza utilizzare animali, tutto a mano). Si calcola che i nativi fossero allora più di cinque milioni.
Nel 1997 erano 300.000.
La varietà di tribù e nazioni fra i nativi era molto grande, e non è quindi del tutto serio considerarli come un'unica entità etnica.
L'organizzazione sociale era basata su piccole tribù, ma anche con vere e proprie nazioni sovratribali di migliaia di individui e su territori molto estesi. Parlavano centinaia di lingue, anche molto differenti tra loro, delle quali origini e connessioni sono ancora oggi in buona parte sconosciute. Più simili tra loro erano le concezioni spirituali sul mondo, basate sulla comunità egualitaria, il rispetto della natura, l'animismo, il culto degli antenati, l'ignorare del tutto la menzogna. 

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